COMMERCIO FISSO E AMBULANTE, MANTOVA IN 13 ANNI HA PERSO IL 30% DELLE IMPRESE

12/03/2026

Commercio fisso e ambulante, a Mantova è “profondo rosso”: con un calo del 30,3% in 13 anni il capoluogo virgiliano occupa, in  percentuale, la 22ª posizione tra i 122 Comuni analizzati nell’undicesima edizione dell’Osservatorio sulla demografia d’impresa nelle città italiane e nei centri storici, presentato oggi a Roma da Confcommercio che ha elaborato i dati del Centro studi camerale “Tagliacarne”.

Nel periodo 2012-2025 – evidenzia in una nota Confcommercio Mantova – sono spariti nel Comune capoluogo 163 negozi del commercio al dettaglio tra sede fissa e ambulante, passando da 583 attività a 420.

Nel dettaglio, in centro storico si è passati da 317 a 222 negozi (-95, circa -30%), mentre nelle altre aree della città le attività sono scese da 266 a 198 (-68, circa -25,6%).

Rilevante il calo del commercio ambulante, che passa da 41 attività complessive nel 2012 a 22 nel 2025, con 19 imprese in meno, pari a una riduzione di circa il 46%.
Le riduzioni più significative riguardano alcune categorie tradizionali del commercio: abbigliamento e calzature passano da 119 a 81 attività (-38), mobili e ferramenta da 63 a 36 (-27), libri e giocattoli da 33 a 20 (-13), edicole da 24 a 13 (-11) e alimentari e bevande da 60 a 52 (-8).

“I numeri confermano una tendenza che come Confcommercio denunciamo da tempo: il commercio di prossimità sta vivendo una fase di forte difficoltà e ha bisogno di supporto anche a livello locale”, commenta il presidente di Confcommercio Mantova Lamberto Manzoli. 

“La perdita di oltre 160 negozi in poco più di un decennio non è solo un dato economico, ma un segnale che riguarda la qualità della vita urbana”, aggiunge il direttore generale Nicola Dal Dosso. “I negozi di vicinato e i mercati ambulanti sono un presidio fondamentale di socialità, sicurezza e servizio per i cittadini. Per invertire questa tendenza servono politiche urbane più attente al commercio, interventi sulla fiscalità locale, sulla mobilità e sulla sostenibilità economica delle imprese che tengono vivi i quartieri e il centro storico, come richiede anche il progetto Cities di Confcommercio”.

Il settore degli alberghi e dei pubblici esercizi mostra una dinamica più stabile. Nel complesso, le imprese di alberghi, bar e ristoranti sono passate in centro storico da 190 nel 2012 a 194 nel 2019, per poi scendere a 162 nel 2025, mentre nelle altre aree della città si è passati da 179 a 197 fino a 161 attività.

All’interno del comparto emergono dinamiche differenziate. I bar registrano una diminuzione significativa (da 186 complessivi nel 2012 a 132 nel 2025), mentre i ristoranti mostrano una stabilità rispetto al 2012, passando da 99 a 100 attività, dopo il picco registrato nel 2019. In lieve progresso il comparto di rosticcerie, gelaterie e pasticcerie, che passa da 45 a 55 attività tra il 2012 e il 2025.

Nel settore ricettivo si osserva inoltre una progressiva trasformazione dell’offerta: mentre il numero degli alberghi si riduce (da 19 a 10 attività complessive), crescono le altre forme di alloggio, come bed and breakfast e affittacamere, passate da 20 a 26 strutture nel periodo considerato.

“I dati evidenziano come anche a Mantova il terziario di mercato stia attraversando una fase di profonda trasformazione”, conclude Dal Dosso. “Da un lato il commercio tradizionale continua a ridursi, dall’altro cambiano i modelli di consumo e si rafforza il ruolo della ristorazione e delle nuove forme di ospitalità legate al turismo”.



 
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